Roma-Genoa 2-0: tutto passato.
La sconfitta rocambolesca in Champions contro il Real di pochi giorni fa poteva lasciare strascichi e scorie mentali pericolose.
In più, anche a livello fisico, la partita contro le merengues aveva azzoppato la Roma: Koné resterà fuori a lungo, Dybala non ancora al meglio così come altri giocatori oltre che Malen squalificato.
Pertanto Gasperini opta per una formazione ampiamente rimaneggiata, senza be 5 "titolari".
Una difesa indetita con Koulierakis e Balerdi al fianco di NDicka, De Roon e Pisilli a sorreggere il centrocampo, Rensch e Lulli sulle fasce e Castro per la prima volta titorare al centro dell'attacco.
Il primo tempo è complicato, i giallorossi sembrano non trovarsi e il Genoa degli ex De Rossi ed El Shaarawy chiude tutti gli spazi lasciando poca possibilità di manovra alla Roma, che comunque ha un Soulé molto ispirato e colpisce una traversa con colpo di testa di Balerdi.
Lo stesso El Shaarawy risponde con una traversa sotto la Sud con uno dei suoi tiri al volo.
Ma è l'unica azione degna di nota dei rossoblu che pian piano spariscono dalle parti di Gollini (Svilar ancora alle prese con la frattura del dito) e si rintanano a difesa della propria tre quarti.
Ad inizio ripresa una autentica magia di Castro sblocca la partita: mischia in area susseguente ad un calcio d'angolo, in mezzo ad un nugolo di avversari, l'argentino si gira in un fazzoletto di campo e scodella un colpo sotto che lascia tutti di sasso, andando a realizzare il suo primo, splendido gol con la maglia della Roma.
Da questo momento la partita per la Roma si mette in discesa e ancora sugli scudi Soulé, che sulla fascia lascia il vuoto dietro di sé e sul prosieguo dell'azione calcia verso la porta e la palla deviata dal portiere è preda facile per il giovane Lulli che può coronare il suo convincente avvio di stagione con il primo gol in Serie A.
Ora testa allo Slovan Bratislava in Champions: una vittoria è necessaria per poter ancora sognare.
Nella foto sopra, la prima gioia per un gol di Emanuele Lulli, autore della rete del raddoppio giallorosso che certifica la vittoria della Roma sul Genoa.
Roma-Real Madrid 3-4: dalle stelle alle stalle.
Sembrava tutto pronto per far esplodere la gioia per allo stadio e per le strade di Roma.
Sembrava ormai fatta: lo spauracchio del Real Madrid di Mourinho annientato e sconfitto dopo una partita ai limiti della perfezione.
80 minuti giocati ad altissimi livelli, battendo colpo su colpo agli avversari, mettendo alle corde Cucurella e company sulle fasce, lasciando pochissimo spazio alle sgroppate di Mbappé, andando in vantaggio con il primo gol in giallorosso di De Roon e, dopo l'inevitabile pareggio dello stesso attaccante francese su clamoroso svarione di Hermoso, la doppietta di Malen ad inizio ripresa sembrava avesse apparecchiato la tavola per il dolce finale.
Sarebbe bastato resistere un'altra manciata di minuti, perché nonostante il doppio vantaggio, il Real Madrid è una di quelle squadre che non muore mai, che non molla mai, che gioca fino al novantesimo ed oltre con la convinzione di potercela fare.
E il clamoroso e l'inaspettato alla fine è avvenuto, in pieno stile "Storia della Roma".
negli ultimi 7 minuti sono bastati 3 calci d'angolo in sequenza battuti dal Real Madrid per ridurre il vantaggio, pareggiare il conto e allo scadere ribaltare il risultato con l'ex Rudiger (che non esulta) per far piombare la Roma nel baratro.
Una beffa incredibile, che lascia più che l'amaro in bocca ai tifosi e ai giocatori.
Che lascia in testa quell'idea di "se fosse successo..."
E invece no. Non è successo. La Roma ha stradominato una partita che meritava di vincere, indubbiamente.
Contro una squadra che fa paura solo a nominarla, formata da giocatori fortissimi di fama internazionale.
Ma resta il risultato impietoso, che poi è quello che resterà nei libri di storia calcistica, dimenticando la prestazione della squadra giallorossa.
La Roma ha perso. Ma è da questa prestazione che la Roma deve ripartire. E far tesoro di quei 7 fatali minuti finali. Affinché non accada più.
Nella foto sopra, l'ennesima, splendida, da brividi coreografia offerta dalla Curva Sud. "Sine Metu", "Senza Paura". Perché è questo lo spirito con il quale la Roma deve affrontare questo girone infernale di Champions League.
Como-Roma 0-0: Roma stoppata.
Arriva, puntuale, la prima "spallata" alla Roma.
Di quelle sottili, che fanno discutere sulla correttezza o meno anche gli stessi tifosi giallorossi, mandando così in "caciara" la questione e facendola passare alla fine per giusto una cosa che invece giusta non lo è affatto.
Vero che Malen entra in maniera irruenta e in parte scomposta sull'avversario, ma è altrettanto vero che il suo piede "scivola" sul pallone prima di prendere Kaiki.
Fallo giusto, indubbiamente, ma non da rosso diretto.
E poi: lo stesso Malen entra in quella maniera perché perde il contatto con il pallone dopo reiterati falli da parte di Ramon che lo strattona per la maglia.
Ci sono altri esempi di falli simili in altre partite che, giustamente, non sono stati puniti con l'espulsione ma al massimo con un cartellino giallo. Se non con il fallo fischiato prima proprio per la maglia tirata.
È attaccarsi al fumo della pipa? Può darsi, ma di sicuro la Roma, che fino a quel momento stava mettendo sotto il Como "delle meraviglie" di Fabregas, è stata rallentata nel momento clou della partita.
E ora rischia (anzi, è una certezza) di perdere il suo attaccante più prolifico per almeno due giornate: se col Genoa può anche starci la sua assenza, contro il Napoli invece la sua presenza sarebbe stata fondamentale.
A pensare male si fa peccato, ma spesso si indivina: forse la Roma accanto all'Inter lassù in classifica cominciava a dar fastidio a qualcuno...
Nella foto sopra, il momento in cui l'arbitro Fabbri mostra il cartellino rosso all'indirizzo di Malen, autore di un fallo scomposto nei confronti di Kaiki.
Torino-Roma 0-2: nel segno di Malen.
La Roma continua a correre e a rimanere agganciata all'Inter capolista: sabato prossimo il primo scontro al vertice che potrà dire qualcosa di più su quanto vale questa squadra e dove potrà arrivare.
Per ora, però, la squadra di Gasperini corre, lotta, gioca, segna, vince: 12 gol fatti e appena 1 incassato, una difesa di ferro, che ora può contare su un enorme Balerdi, oltre che ai tanti, tantissimi gol di Malen che prosegue il suo trend dello scorso anno.
Finora sei reti in stagione, 20 in 22 partite di campionato, un'autentica macchina da gol, supportato da un Dybala che in poche occasioni si era visto così tirato a lucido e continuo (5 assist stagionali per lui).
In più, conferma di Pisilli non solo come valida alternativa a centrocampo ma vero e proprio titolare e la scoperta del giovane Lulli, stantuffo instancabile sulla fascia destra.
Inutile nasconderlo: l'Inter al momento sembra essere una spanna sopra a tutti e sicuramente squadra più rodata del campionato, ma la Roma è stata (finalmente) costruita con criterio e puntellata nelle zone nevralgiche del campo, seguendo attentamente le indicazioni del mister.
Cosa succederà in futuro solo il tempo potrà dircelo: per ora godiamoci il presente e questa bellissima Roma. Prima in classifica.
Nella foto sopra, Malen esulta dopo il suo ennesimo gol in maglia giallorossa: 6 gol in 4 giornate, come Totti nel 2001.




